sabato 16 febbraio 2013

abdicazione del papa

Ratzinger ha indebolito la Chiesa. Parla de Mattei

 

(fonte: www.formiche.net) “Sono sorpreso dal fideismo del mondo cattolico che di fronte a un gesto di portata epocale ha reagito limitandosi a cogliere solo gli aspetti positivi, senza considerare eventuali ricadute negative“. Parla Roberto de Mattei, presidente della Fondazione Lepanto e docente di Storia del Cristianesimo all’Università Europea di Roma.
Grande rispetto per il gesto del Papa, ma non si capisce come un uomo lui non abbia valutato l’impatto negativo che questa scelta sta già avendo sul Pontificato. E’ questo il giudizio del professor Roberto de Mattei, presidente della Fondazione Lepanto e docente di Storia del Cristianesimo all’Università europea di Roma, intervistato da Formiche.net.
“Non escludo che ci possano essere altre ragioni, oltre a quella della salute, che abbiano spinto il Papa alle dimissioni. Sono sorpreso però dal fideismo del mondo cattolico che di fronte ad un gesto di una portata oggettivamente epocale ha reagito limitandosi a cogliere solo gli aspetti positivi, senza considerare eventuali ricadute negative”.

Le conseguenze della rinuncia
De Mattei invece “ritiene che si tratti di un gesto storico che impone una discussione che non deve concentrarsi sulle intenzioni ma sulle conseguenze”. Secondo il professore la “prima conseguenza oggettiva la si può notare dalle reazioni mediatiche scaturite alle dimissioni del Papa. Al di là del fatto che si tratta di un atto corretto dal punto di vista canonico, è comunque un gesto che si pone in discontinuità con la tradizione e la prassi plurisecolare della Chiesa, con un impatto psicologico fortissimo sull’opinione pubblica”. In sostanza, “si trasmette così un’immagine di un Pontefice debole e molto umano, che capovolge l’idea che questo sia un Papa forte e combattivo, che affronta la dittatura del relativismo”.

L’immagine del Papa
“Non importa se vera o falsa, ma l’immagine che stanno trasmettendo i media è quella di un Papa che arretra e non ha le forze fisiche e morali necessarie ad affrontare le sfide moderne”. Di qui, una considerazione su Ratzinger. “Non posso immaginare – spiega de Mattei – che una persona attenta ai media come lui, presente persino sui social network, non abbia considerato il possibile danno d’immagine che si sta già verificando nei confronti della Chiesa. In un momento come questo, poi, in cui ci sarebbe invece bisogno di rafforzare il primato dell’istituzione pontificia”.

Gli atteggiamenti strumentali
De Mattei precisa però che non si tratta di “criticare il gesto del Papa, ma di sollevare una preoccupazione sugli atteggiamenti strumentali che si stanno già verificando da parte dei gruppi progressisti della Chiesa che chiedono da tempo una riforma del Papato che preveda tra i suoi punti proprio il mandato a termine”. Invece, ribadisce de Mattei, “le dimissioni del Papa sono e devono restare un’eccezionalità, non un fatto normale”.

Una decisione meditata
Ma perché Benedetto XVI ha deciso di dimettersi proprio ora e non rinviare tutto almeno dopo il periodo pasquale? De Mattei è dell’opinione che “non si tratta di una decisione improvvisa ma certamente meditata. Ho l’impressione però che ci sia stata un’accelerazione sui tempi. Un esempio: se il Papa avesse previsto da tempo le sue dimissioni per febbraio, non avrebbe messo in cantiere una serie di scadenze per questi mesi, compresa la nuova enciclica”.

Il futuro di Ratzinger
Un altro elemento, secondo de Mattei, è legato agli scenari futuri, a partire dai giorni che ci separano da quel 28 febbraio, ultimo giorno di Pontificato. “Il Papa non ha annunciato il suo silenzio – fa notare de Mattei -. Non si può escludere che in qualche modo continui a rappresentare un punto di riferimento per molti, vescovi compresi, anche dopo l’elezione del nuovo Papa, venendo così a crearsi di fatto una bipolarizzazione nella Chiesa. Questo potrebbe far esplodere divisioni e contrarsi interni”.

Le due certezze
Infine, due certezze. La prima che è all’orizzonte “non c’è un Concilio Vaticano III, perché bisogna ancora digerire l’ultimo, come lo stesso Papa ha ammesso”. E l’altra certezza per il presidente della Fondazione Lepanto è legata al prossimo Pontefice, che “credo non potrebbe che essere giovane e ho l’impressione che sarà non europeo. Ragionevolmente è questo l’identikit del successore di Ratzinger”.

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