lunedì 26 giugno 2017

il dovere di OFFENDERE

Per un elogio dell’offesa: perché è non solo lecito, ma addirittura doveroso offendere.

 

La convinzione che i valori siano in sé e per sé discutibili è oggi quella ormai prevalente. Ma si tratta di un assurdo logico, prima ancora che di un abbaglio assiologico. Tanto più che l’approdo di questa imperdonabile cecità è la negazione stessa di un’assiologia, quasi come se fosse possibile stabilire – anche in modo relativo – ciò che è bene o ciò che è male senza fare (direttamente o indirettamente) riferimento ad un Bene e ad un male in sé, che si pongono fuori da un orizzonte materiale.

Fin dal suo apparire, il Relativismo è sempre stato molto convincente. Ma lo è stato sempre di più, fino al collasso etico dei nostri giorni, dal momento in cui l’Impero ha capito che è questa la strada più breve per approdare a quella piazza pulita che gli consentirà, finalmente, di divorare tutto e tutti, senza resistenze. Il nichilismo dei valori, unito ai nipoti del pensiero debole in ambito gnoseologico, sono due ottimi alleati per questo fine: convincere l’uomo che non solo non esistono valori, ma che quelli esistenti sono mere produzioni culturali e che, in quanto storicamente datate e geograficamente collocate, possono essere rimpiazzate da qualsiasi novità.

Da qualsiasi desiderio.

L’uomo creatore di nuovi valori: era questo, in fondo, il sogno di Nietzsche.
L’uomo creatore – elevato al rango del divino: era questo, l’inganno del Serpente, nel libro della Genesi.

Ora, da un punto di vista eminentemente logico, una teoria dei principi e dei valori etici, quale che essa sia, non può esistere senza che vi sia un implicito riferimento ad un Bene extra mondano, a temporale, sottratto al fluire del tempo e delle interpretazioni storicamente date. Se non vi fosse infatti un a-priori assiologico, non vi sarebbe alcun a-posteriori etico materiale contingente e nemmeno – dal punto di vista formale – né oggetti né famiglie di oggetti portatori di predicati di valore.
 

Abbiamo al contrario sempre bisogno, anche solo per metterlo in discussione, di un significato di Valore oggettivo: ma, in quanto oggettivo, e non soggettivo appunto, si tratta di un significato (e di una rete si significati) che può essere solo scoperto, non inventato. E’ dunque per sua stessa natura sottratto a qualsiasi creatio ex nihilo o a qualsiasi ri-modellazione. Il che non significa, ovviamente, che non si possa fare: significa soltanto che ciò sarebbe (ed è) assurdo, così come è assurda la posizione di chi vuole negare che vi siano verità matematiche o verità in genere indisponibili al cambiamento e per nulla oggetto di libera interpretazione. Si può sempre ammettere che 2+2 = 5, ma non si può evitare di cadere nella follia.
Così, allo stesso modo, non ci si può sottrarre all’accusa di follia quando – nell’intenzione di fondare un’etica – si pretende di negare l’assolutezza della distinzione tra Bene e male, offrendo in cambio la relatività (e quindi la disposizione alla “libera” interpretazione umana), di tutti i valori.

Il problema è fin troppo ovvio per essere discusso:
senza una distinzione oggettiva tra bene e male, tutti ci ritroviamo di colpo indifesi e tutto sommato sprovvisti di una valida ragione per protestare, quando riteniamo (a torto o a ragione) di essere offesi.
Nell’etica della relatività dei valori, infatti, l’assiologia è sottratta all’a-temporale e consegnata nelle mani dell’impero che di volta in volta si viene a costituire, nell’eterna pretesa di dominare il mondo.

Emerge allora proprio qui il nesso ineludibile tra difesa e offesa: “difendere” (de-fendere: proteggere dalla violenza) significa sempre “offendere” (ob-fendere, “urtare contro” le pretese di chi vuole prenderci, proprio nella misura in cui si protegge e si fa da scudo a qualcosa o a qualcuno).

Il Relativismo, in tutte le sue pretese e in tutte le sue manifestazioni, dev’essere offeso. Non c’è scampo. Non esiste alternativa. 

Non esiste una neutralità: chi non si difende – e quindi chi non offende – in altre parole chi non offende il Relativismo, per difendere l’indisponibilità dei Valori – si pone con ciò stesso in un territorio nullo, in cui essere o non-essere sostanzialmente si equivalgono (per cui non avrebbe senso lottare né per l’uno né per l’altro).


E’ chiaro adesso perché l’ideologia dominante si preoccupa di tacciare come “discorsi d’odio (“hate speech”) qualsiasi difesa dei valori?
Ed è chiaro perché io affermo che non solo bisogna difendere, ma anche offendere questo Nemico, passando all’attacco anziché restare a guardare quello che succede?
 Alessandro Benigni

domenica 25 giugno 2017

chiesa cattolica non cattolica

«Nel cattolicesimo c'è un pensiero non cattolico che potrà divenire il più forte, ma non sarà mai quello della Chiesa»

 


«C’è un grande turbamento in questo momento nel mondo della Chiesa, e ciò che è in questione è la fede. Capita ora che mi ripeta la frase oscura di Gesù nel Vangelo di san Luca: “Quando il Figlio dell'Uomo ritornerà, troverà ancora la fede sulla Terra?”. 
 
Capita che escano dei libri in cui la fede è in ritirata su punti importanti, che gli episcopati tacciano, che non si trovino strani questi libri. 
 
Questo, secondo me, è strano. Rileggo talvolta  il Vangelo della fine dei tempi e constato che in questo momento emergono alcuni segni di questa fine. Siamo prossimi alla fine? Questo non lo sapremo mai. 
 
Occorre tenersi sempre pronti, ma tutto può durare ancora molto a lungo. Ciò che mi colpisce, quando considero il mondo cattolico, è che all'interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non cattolico, e può avvenire che questo pensiero non cattolico all'interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa. 
 
Bisogna che sussista un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia». 
 

sabato 24 giugno 2017

elogio del vino e del tabacco

Haec salvant hominem: vinum & tesserae

di



divertissement di Simone Petrus Basileus I. G.

Haec salvant hominem 
Fumare nuoce gravemente alla salute, il fumo uccide e frasi simili titaneggiano sui pacchetti delle sigarette, dei sigari o delle magnifiche scatolette del tabacco da pipa.


Questo simpatico stato nel quale viviamo prima mette il monopolio sul Tabacco e poi rovina le confezioni con frasi moralistiche una tantum al chilo.


Che senso ha tutto ciò?  Consigliare di non fumare ai propri cittadini vendendogli del fumo? 

Ahahahahha! Che Storia!


Se è vero che il fumo può nuocere alla salute, quando si diventa dipendenti da esso è pur vero che esso non sempre uccide!


Ciò ovviamente dovrebbe esser valido anche per gli alcolici, sulle cui bottiglie tuttavia non ho ancora visto gigantesche scritte simili a quelle presenti sui sopracitati articoli.

Paese che vai ….o in cui vivi …


Questo, tuttavia, a noi Cattolici non riguarda molto… in fondo…. bacco e tabacco sono comunque DONUM DEI e come tutti i doni di DIO, basta usarli bene e non abusarne!


La storia quasi bimillenaria di Santa Romana Chiesa, infatti, sebbene in alcune ere abbia condannato, attraverso il Santo Offizio, l’uso eccessivo del Tabacco, è pur vero che, al pari del Bacco (Vinum laetificet cor  hominis, citando un magnifico Salmo) esso non è mai stato considerato peccaminoso se non quando diviene vizio! Ma è il vizio che è condannato, non il dono fatto da DIO agli uomini, del quale altrimenti non avremmo quella Magnificentissima Specie Eucaristica che poi diviene il Sangue di Cristo.


Citando il Padre Brown di Chesterton: “Perché il pane e il vino sono doni tanto preziosi? Perché sono buoni”. Quante volte inoltre abbiamo, seppur per scherzare, citato le seguenti frasi: “in vino veritas–Qui bene bibit et bene comedit, bene dormit, qui bene dormit, non peccat, qui non peccat vadit in paradisum. Ergo si volumus ire in paradisum, bibamus et comedamus egregie”.


Ma veniamo a noi: il motivo per cui scrivo codesto articolo è perché voglio condividere con voi una breve analisi sull’uso del tabacco e del vino che ne hanno fatto alcuni Santi, alcuni Papi e taluni buoni Cristiani che son vissuti nelle epoche a noi precedenti.


San Giovanni Bosco ad esempio era un fumatore di sigari e sigarette, mentre il severissimo e ascetico padre Pio, il tabacco preferiva sniffarlo.


D’altra parte, per quanto possa apparire strano oggi, la Chiesa cattolica non ha mai avuto nulla da ridire sul tabacco. Anzi, per secoli è stato permesso persino consumarlo in Chiesa: esiste un’apposita disposizione che permette ai canonici di “tabaccare” – ovvero di sniffare tabacco – in Cattedrale, mentre era vietato accendere sigari e pipe, ma solo per evitare il rumore dell’acciarino; e fu esclusivamente per proteggere i nuovissimi e preziosi pavimenti di San Pietro dagli sputi maleodoranti, se nel 1650 Innocenzo X proibì la masticazione del tabacco nella basilica, suscitando le proteste di preti e fedeli.


Un divieto revocato però nel 1725 da Benedetto XIII, stanco del continuo traffico di gente che usciva dalla chiesa durante la messa per andare a fumare.
E’ pur vero che san Giuseppe da Copertino – morto nel 1663 – sosteneva che il tabacco fosse un ottimo metodo per allontanare le tentazioni sessuali.


Oggi la divisione tra cattolici fumatori e cattolici salutisti è diventata una questione politica. E – paradossalmente – sono i progressisti quelli avversi alla nicotina, mentre i conservatori difendono “LA TRADIZIONE”.


Tra i suoi paladini anche i papi Pio IX e Pio X, incallitissimi sniffatori di tabacco.
 
Vincenzo Lojali, eroe di guerra e ultimo vescovo di Amelia, attualmente in attesa di beatificazione, per tutta la vita aveva cercato di smettere di fumare e da bambino era rimasto turbato da un incontro con san Pio X: “Ricordo di aver visto sulla sua candida mantelletta delle tracce di tabacco da naso, e mi fece un po’ impressione. Si vede che aveva un qualche motivo di prendere il tabacco e il prenderlo non deve impedire la santità o le compiacenze del cielo”.


Quanto a Pio IX – ultimo papa Re – si racconta che avesse offerto del tabacco da fiuto a un cardinale che aveva rifiutato dicendo: “Santità, non ho questo vizio!”. E il Papa aveva risposto sarcastico: “Eminenza, se fosse un vizio, lei ce l’avrebbe!”. Lo stesso dicasi per un suo predecessore, di nome Lambertini.


Ben documentati sono anche i divieti di consumare il tabacco in chiesa per tutta l’età moderna nell’Europa cattolica, soprattutto in Spagna e in Italia. Agli inizi, il problema riguardava più la masticazione del tabacco che il fumo. Non era in gioco tanto la salute degli altri, quanto il decoro dei luoghi sacri, compromesso da una congerie di sputi maleodoranti: il problema si presentò per la prima volta a un papa, Urbano VIII, in rapporto alle chiese di Siviglia. I loro frequentatori furono colpiti nel 1642 dal divieto totale di consumo delle preziose foglie. Nella città spagnola, durante le funzioni religiose, tutti, preti e fedeli, fumavano, fiutavano o masticavano tabacco fino al punto che spesso i loro abiti erano intrisi di succhi puzzolenti e di sputi. Negli anni successivi fu l’Italia a subire, tra le forti proteste degli stessi sacerdoti, molti interventi di quel tipo, variamente motivati. Ad esempio, quando nel 1650 Innocenzo X introdusse sotto pena di scomunica il divieto di fumare nella basilica di S. Pietro, lo fece soprattutto per tutelare, dall’ attacco delle sgradevoli espettorazioni, i nuovi pavimenti di marmo della basilica. A Napoli, invece, furono gli abusi dei fumatori nella monumentale chiesa di S. Giovanni Maggiore a provocare un intervento restrittivo dell’arcivescovo Filomarino. I provvedimenti adottati ebbero ovunque difficoltosa applicazione e furono accompagnati spesso da pedanti disquisizioni sulla loro liceità. Si cominciò ad esempio a distinguere tra i diversi modi di consumare tabacco: fiutarlo o masticarlo con moderazione fu ritenuto tollerabile, fumarlo no, anche per il fastidio arrecato agli altri. La riscossa di fumatori, fiutatori e masticatori di tabacco fu dovuta però ad altre ragioni. Quando, nel 1725, Benedetto XIII revocò un po’ a sorpresa il divieto relativo a S. Pietro, lo fece in primo luogo per motivi religiosi, per consentire una più proficua partecipazione alle funzioni: voleva evitare l’andirivieni di persone che uscivano dalla basilica per fumare e rientravano appena finito. Ma nella lettera inviata all’ arciprete di S. Pietro il papa riconosceva anche il valore terapeutico del tabacco: molti medici lo consideravano un efficace rimedio per molti disturbi fisici. Era proprio così: la scienza del tempo attribuiva a quelle foglie numerose proprietà: dalla stimolazione delle secrezioni gastriche e della peristalsi intestinale a un’azione protettiva contro la peste e le malattie contagiose. Per il clero, inoltre, esso poteva avere una valenza in più: secondo gli esperti, fumare, masticare o fiutarne le foglie costituiva un’efficace barriera contro gli stimoli sessuali. La prova più celebre di questo collegamento si trova nel processo di beatificazione del francescano Giuseppe da Copertino, morto in odore di santità nel 1663. Numerosi testimoni dichiararono che il frate si aiutava col tabacco non solo per non cedere al sonno durante le lunghe veglie notturne, ma anche per respingere le tentazioni della carne.


In conclusione di questo articolo cito l’antico detto di Erasmo da Rotterdam secondo cui «la verità si contrappone sia alla menzogna, a alla simulazione» e perciò accade che si dicano in buona fede cose false, aggiungendo anche che si dicano verità pur parlando in modo insincero. Pertanto occorrerebbe distinguere un’ubriachezza o un tabagismo sfrenati, che generalmente falsificano la corretta visione della realtà, da una moderata ebbrezza e un moderato uso del tabacco che «eliminano la simulazione e l’ipocrisia».

Medjugorje è falsa

Il vescovo chiude il caso Medjugorje: “Qui non è mai apparsa la Madonna”

Il pastore di Mostar: "Quella figura ambigua non è Maria"

Roma. Alla vigilia dell’arrivo a Medjugorje dell’inviato speciale del Papa incaricato di “acquisire più approfondite conoscenze sulla situazione pastorale di quella realtà”, il vescovo di Mostar – nella cui giurisdizione rientra anche la località bosniaca meta di pellegrinaggi – dice che nulla di soprannaturale lì è accaduto. Mons. Ratko Peric ribadisce quanto la sua diocesi ha sempre sostenuto in più di trent’anni, e cioè che “non si tratta di vere apparizioni della Beata Vergine Maria”. 

Stavolta, però, Peric va oltre e di fatto boccia le conclusioni della speciale commissione vaticana istituita da Benedetto XVI e guidata dal cardinale Camillo Ruini. Conclusioni ancora secretate, nonostante il Papa in persona avesse annunciato quasi due anni fa decisioni imminenti in merito. Da quel che si sa, però, l’orientamento proposto dalla commissione nel 2014 – “hanno fatto un bel lavoro”, disse Francesco conversando con i giornalisti a bordo dell’aereo che lo riportava a Roma dal viaggio lampo a Sarajevo, nel giugno del 2015 – è di riconoscere la soprannaturalità delle prime apparizioni, senza pronunciarsi sulle successive, peraltro ancora in corso. Il vescovo di Mostar respinge tale impostazione: “Sebbene talvolta si sia detto che le apparizioni dei primi giorni potrebbero essere ritenute autentiche e che poi sarebbe sopraggiunta una sovrastruttura per altri motivi, in prevalenza non religiosi, questa curia ha promosso la verità anche riguardo a questi primi giorni”. 

E, “dopo aver trascritto dai registratori le audiocassette contenenti i colloqui avvenuti, nella prima settimana, nell’ufficio parrocchiale di Medjugorje, tra il personale pastorale e i ragazzi e le ragazze che avevano affermato di aver visto la Madonna, con piena convinzione e responsabilità esponiamo i motivi per cui appare evidente la non autenticità dei presunti fenomeni”.

http://www.ilfoglio.it/chiesa/2017/03/02/news/il-vescovo-chiude-il-caso-medjugorje-qui-non-e-mai-apparsa-la-madonna-123124/

giovedì 22 giugno 2017

un bizantinista si racconta

il fascino dell' Oriente Cristiano
 
 
Sir Steven Runciman (1903-2000) è stato il più illustre bizantinista del XX secolo. Tra le sue opere, spicca la "Storia delle Crociate". Qui si ha qualche notizia in più sulla sua persona e sulla sua carriera accademica. La presente intervista, l'ultima prima della sua morte, è stata registrata dalla redazione di Pemptousa, che amministra un sito internet greco e fa riferimento ad un monastero atonita (vedi qui).

Pemptousa: Quando siete venuto nel Monte Athos? 

Sir Steven Runciman: Avvenne nel 1936 quando ero in viaggio su un battello verso Kavala, battello che si accostava ad una delle rive atonite. I monaci ci si avvicinarono su barche con l'intenzione di aiutarci. Avrei potuto scendere a riva, ma il capitano della nave insistette di continuare a navigare contro la nostra volontà verso Kavala e dunque mi fermò. Mi innervosii contro di lui parlandogli in perfetto greco. Vedete, quando mi arrabbio, parlo perfettamente greco ... Nel 1952, ho visitato il Monte Athos per la prima volta, molto brevemente. Anche in questo caso passò un anno per la mia seconda visita, ma quando avvenne ero arrabbiato perché tutto pareva deteriorarato e in condizioni fatiscenti. In seguito, è stato meraviglioso vedere il rinnovo dal vivo, quando vi sono ritornato. Ora è una grande gioia e una grande soddisfazione per me essere qui perché significa ridare fiducia alla natura umana rispettosa di Dio. 

Pemptousa: Qual'è stato il preciso motivo per cui avete dedicato la maggior parte della vostra vita allo studio della civiltà bizantina? 

Sir Steven Runciman: Mi ci hanno condotto vari motivi. Quando avevo 7-8 anni, ho iniziato a imparare il greco antico perché amavo la Grecia classica. Allo stesso tempo, ero piuttosto affascinato dal Medioevo e quasi nessuno era interessato alla Grecia medievale. Così ho deciso di fare dell'ellenismo medioevale il mio interesse principale: la Grecia, i vicini Stati balcanici e le Crociate, che furono totalmente distruttive, causando la devastazione dello Stato Romano d'Oriente e la sottomissione del Cristianesimo orientale. 

Pemptousa: Ha incontrato qualcuno, in particolare, che l'abbia aiutata a specializzarsi negli studi bizantini? 

Sir Steven Runciman: Quando ho iniziato i miei studi, il migliore bizantinista era il professor Bury, un accademico, il primo ad avere studiato la Grecia classica e Bisanzio. Ma era una persona solitaria e non voleva avere studenti. Inoltre, non gli piaceva essere costretto ad avermi come allievo. Ho faticato ad incontrarlo. L'ho incontrato per la prima volta nel suo ufficio a Cambridge. È stato il professore di storia più famoso che ha cercato fortemente di scoraggiarmi. Alla fine, mi ha detto che avrei perso il mio tempo a studiare l'Europa orientale e il Medio Evo, a meno di non conoscere le lingue slave. Fu così che imparai il russo. Alla fine, fu costretto ad accettarmi. Nonostante tutto ciò, non è stato sempre un facile approccio. A causa della sua vecchiaia e della debolezza, stava lontano dal suo studio universitario. Perciò gli mandavo a casa note e richieste scritte che, però, non raggiunsero mai le sue mani. Più tardi, qualcuno mi disse che la signora Bury credeva che suo marito non dovesse essere disturbato da tali cose e distrusse quanto gli avevo inviato. Nel corso del tempo, scoprì che ogni mattina passeggiava a Cambridge e mi aspettavo d'incontrarlo. Effettivamente, egli amava qualcuno che lo accompagnasse durante la sua passeggiata. Lo accompagnai con un taccuino per prendere appunti e chiedere cose pertinenti. In effetti, si trattava d'una mente intelligente e di grande conoscenza. Non aveva quasi mai bisogno di fare riferimento a testi e studi, perché sapeva sempre cosa dire. Se non ricordava o non sapeva, mi mandava la sua risposta scientifica dopo un certo tempo. Purtroppo, è stato il mio primo e unico tutore. Dopo un po' mi ammalai e lasciai Cambridge. Quando vi ritornai era già morto. Da allora ho dovuto occuparmi di tale argomento da solo. 

Pemptousa: Cosa conosce, oggi, l'europeo medio, di Bisanzio? 

Sir Steven Runciman: L'europeo medio inizia ad imparare maggiormente, poiché oggi ci sono alcuni bizantinisti. Ogni anno nel Regno Unito, organizziamo un convegno di studi bizantini con molti partecipanti interessati. Inoltre, nelle nostre università, gli studenti sono sempre più appassionati. Nel continente europeo, in Francia e Germania, ci sono sempre scuole coinvolte negli studi bizantini, con dei limiti, ma sono convinto che l'interesse è in crescita pure lì. In America esiste un istituto di ricerca molto "dotato", a Washington DC, a Dumbarton Oaks. Quest'istituto è stato fondato da una miliardaria americana, letteralmente "innamorata" della chiesa di Santa Sofia di Costantinopoli. Quando l'ho incontrata per la prima volta era moglie d'un ambasciatore americano. Più tardi, ci siamo incontrati a Londra ad un pranzo con i miei genitori. Mi chiese quale fosse la mia professione e le risposi "bizantinologo". Aggiunse che era una cosa che la interessava profondamente e aveva in programma di fondare quest'istituzione a Dumbarton Oaks. A causa di ciò, penso che durante la mia lunga vita, ho visto mutare la considerazione di Bisazio da un soggetto oscuro e quasi sconosciuto al punto che oggi, avendo così tanti studiosi, sono convinto che sia sempre più noto. 

Pemptousa: Come vedono la civiltà bizantina diverse persone d'Europa e d'America? 

Sir Steven Runciman: Per il momento, questa civiltà non ha troppo penetrato la coscienza. Ma ora, in varie università, tale argomento non è più ignorato o disprezzato. Piuttosto, si tratta di qualcosa di molto sviluppato, mentre ai miei tempi, era quasi sconosciuto. Questo risultato mi piace e mi incoraggia per il futuro. 

Pemptousa: Come reagiscono le persone con una prospettiva occidentale rispetto al Monte Athos? Come lo vedono? 

Sir Steven Runciman: Penso che per loro si tratta d'un luogo confuso e certamente le donne non capiscono praticamente nulla del Monte Athos. Naturalmente i visitatori che vi giungono si entusiasmano e ora avete il principe Carlo quale ammiratore, che vuole rimanere presso di voi [gli atoniti] e si sente felice. 

Pemptousa: Ecco perché è rimasto di recente a Vatopedi per tre notti. 

Sir Steven Runciman: Sì, ha sostenuto d'esser stato bloccato a causa del maltempo sul Monte Athos. Ma le cose furono molto diverse. Alle persone che lo attendevano sullo yacht che lo trasportò disse di aspettarlo a Thasos, perché aveva presumibilmente previsto una grande tempesta. E, in effetti, ha avuto una buona permanenza. 

Pemptousa: Cosa ne pensa della presenza dell'Ortodossia nell'Europa moderna? 

Sir Steven Runciman: A volte - come dirlo - mi sento molto deluso verso le altre Chiese d'Occidente. Tuttavia, sono felice di pensare che nei prossimi 100 anni, l'Ortodossia sarà l'unica Chiesa storica esistente. La Chiesa anglicana è in pessime condizioni. La Chiesa cattolica romana continua a perdere terreno. Ma, per fortuna, c'è la Chiesa ortodossa. Il numero crescente di persone che si aggiungono all'Ortodossia è impressionante, soprattutto in Gran Bretagna. Penso che [questa Chiesa] ha una vera spiritualità che altre Chiese non possono trasmettere. Tutto ciò mi porta a concludere che l'Ortodossia continuerà, a differenza di altri. 

Pemptousa: Cosa pensa che l'Ortodossia possa offrire all'Europa unita e in genere al mondo intero? 

Sir Steven Runciman: Direi che dubito molto che avremo un'Europa o un mondo unito. Ciononostante, penso che l'Ortodossia offre una splendida soluzione al problema dell'unità tra i popoli ortodossi perché, tanto per cominciare, non è influenzata dal nazionalismo. Ma anche perché, attraverso tali popoli, abbiamo visioni più ampie e più liberali rispetto alla Chiesa cattolica romana. Tutto ciò mi riempie di convinzione che l'Ortodossia ha un futuro certo e molto buono davanti a sé. 

Pemptousa: Quale figura bizantina ammira maggiormente e perché? 

Sir Steven Runciman: Questa è una domanda molto difficile ...! Sono interessato a tante personalità. Ma soprattutto, ammiro alcuni uomini religiosi. Complessivamente, le persone non spirituali ma significative di Bisanzio non sono generalmente degne di ammirazione; alcune di loro hanno certamente offerto qualcosa. Ma credo che alcuni valori spirituali sono più ammirevoli. Hanno offerto parecchie cose e dei servizi alla civiltà europea. 

Pemptousa: Nel monastero di Vatopedi, il celebre santo e grande difensore dell'ortodossia Gregorio Palamas, è divenuto monaco permanendo qui tre anni. La Chiesa e soprattutto i padri del Monte Athos l'ammirano molto e lo onorano. Che dice l'Occidente di lui? 

Sir Steven Runciman: C'è ancora un pregiudizio contro "i palamiti", coloro che accettano la sua teologia. Personalmente, trovo conforto nei suoi dogmi, nonostante il fatto che altri ne siano contrari. 

Pemptousa: Siete favorevole all'idea che (Hagia) Sophia [vale a dire la Basilica di Santa Sofia] venga nuovamente utilizzata nella Città (Istanbul) come luogo di culto ortodosso? 

Sir Steven Runciman: Mi piacerebbe, ma dubito che qualcosa di simile possa accadere. Ma mi renderebbe molto felice. 

Pemptousa: Cosa ne pensa della quintessenza dell'impero bizantino nel corso della sua lunga storia? 

Sir Steven Runciman: Penso che dovrei dare una risposta che richiede molto tempo. In breve, i Bizantini hanno sempre mantenuto, anche se in alcuni casi non lo hanno completamente raggiunto, un alto livello di spiritualità, e credo che questo è probabilmente la loro quintessenza più importante. Vorrei inoltre sottolineare che questo è uno Stato ampio e libero. Ad esempio, le missioni di Bisanzio in Europa hanno incoraggiato la pubblicazione di testi sacri nella lingua dei cristiani di recente formazione. Roma non avrebbe mai fatto una cosa del genere. Questa è una cosa, tra l'altro, che ammiro nei Bizantini. 

Pemptousa: Crediamo che il Monte Athos costituisca in generale la continuazione della tradizione bizantina. 

Sir Steven Runciman: Certamente. 

Pemptousa: E siamo molto soddisfatti dei progressi del monachesimo moderno sul Monte Athos. 

Sir Steven Runciman: È vero: il "risveglio" di questo luogo sacro giustifica le speranze di molti tra noi. Qui si sente bene cosa l'Ortodossia ha veramente significato per i governanti bizantini e la loro gente. In ogni caso, qui esiste c'è una rinascita. 

Pemptousa: Alcuni sostengono - e vorremmo il suo autorevole parere - che l'antica Grecia era una civiltà gloriosa e meravigliosa, senza dubbio, mentre la civiltà bizantina fu un periodo buio e ripugnante del Medioevo. Può dirci qualcosa al riguardo? 

Sir Steven Runciman: Mi sono sempre opposto a quest'atteggiamento! A Bisanzio ci fu una grande etica! Per quanto riguarda l'arte bizantina, non c'è quasi mai stata una corretta valutazione. Personalmente, penso che alcuni mosaici bizantini sono più importanti di tutte le antiche statue dell'età classica. C'è un sacco di frastuono sui marmi di Elgin. Ma questi non evocano in me tale ammirazione; io preferisco le antiche opere d'arte come, ad esempio, i "Kores". Non vorrei mai possedere delle statue di natura realistica, completamente umane. Sarei lieto se avessero una dimensione spirituale, come le creazioni bizantine (espressioniste) così eloquenti che sono uniche e quasi senza precedenti. Qualcosa è accaduto durante la mia vita: l'apprezzamento delle varie arti bizantine e la diminuzione di esclusiva attenzione alle arti del periodo d'oro di Atene. 

Pemptousa: Signore, la ringrazio molto per la sua gentile disponibilità ad intrattenersi con noi e speriamo che la santa Provvidenza le conceda ancora anni di vita, in modo che sia possibile passare la sua conoscenza a coloro che seguono il suo percorso che, a loro volta, riveleranno che la vita e il cuore di Bisanzio era ed è l'Ortodossia. 

Sir Steven Runciman: Sì. Naturalmente, ho 97 anni e non so se potrò ancora offrire qualcos'altro. Ma mi sento resuscitato dalla visita al Monte Athos. 

Pemptousa: Prima di terminare, una domanda finale: cosa ne pensa del coro di Vatopaidi? 

Sir Steven Runciman: Mi piace il loro canto. Si distingue per l'assenza di musica mondana, e crea in me una sensazione trascendente che dovrebbe esistere nella musica bizantina. 

Pemptousa: La ringraziamo ancora una volta per la fatica e la sua buona intenzione di parlarci in qualità di esperto in bizantinologia, e per il suo apprezzamento dell'Ortodossia quale quintessenza della brillante civiltà bizantina. 
 
http://traditioliturgica.blogspot.it/2017/06/lultima-intervista-steven-runciman.html

mercoledì 21 giugno 2017

La Verità nelle s. Reliquie

Relique e Fede
La recente cronaca, riguardante le presunte reliquie di sant'Elena offerte dal patriarcato di Venezia alla Grecia per essere venerate dal 17 maggio al 15 giugno, merita di essere riconsiderata attentamente. L'associazione greca “Apostolikì Diakonìa” per festeggiare l'ottantesimo anniversario della sua esistenza (vedi qui) ha ritenuto opportuno chiedere al Patriarcato (cattolico) di Venezia delle reliquie attribuite alla madre dell'Imperatore Costantino, sant'Elena, conservate nell'omonima isola della città lagunare. Come ho già dettagliatamente descritto, una recente ricognizione scientifica avvenuta non più di trent'anni fa, aveva rilevato molti dubbi su tali reliquie, poiché di esse oramai si conserva solo un cranio in pessime condizioni, cranio che assai probabilmente appartenne ad un uomo  
(1). Non posso credere che il Patriarcato cattolico di Venezia non sapesse tutto ciò e che non avesse cercato di comunicarlo, se non altro per una ragione prudenziale. Infatti, un conto è il valore storico di una reliquia come questa, provenuta dal periodo delle Crociate, un altro è la sua autenticità.
Le reliquie dei santi orientali, conservate a Venezia, possono tutte avere un significativo valore storico e, in quanto tali, sono conservate con cura. Non è  affatto detto che siano tutte autentiche, tant'è vero che gli studiosi ritengono autentiche solo la metà di esse, all'incirca. 
(2).
Nonostante non possa credere all'ignoranza di ciò ad alto livello ecclesiale, il risultato dimostra il contrario: le presunte reliquie di sant'Elena sono state portate in Grecia in modo solenne con l'appoggio e, immagino, l'opportuna sovvenzione dello Stato greco.
Parlare di leggerezza in tutto questo affaire è il minimo che si possa dire e chi sbaglia di più, in questo, non è la parte cattolica ma quella ortodossa.

Il Metropolita del Fanar Agatangelo con altre pseudo reliquie:
quelle di santa Barbara portate da Venezia in Grecia nel 2015
.
Per il mondo cattolico, infatti, le reliquie dei santi hanno un valore storico e devozionale: dimostrano l'esistenza storica di un santo e richiamano la devozione dei fedeli che cercano l'intercessione del santo stesso per avere determinate grazie. Dopo il Concilio Vaticano II, l'attenzione del mondo cattolico alle reliquie dei santi è molto decaduta. Oggi si può dire che almeno l'80 % dei cattolici non crede più al significato delle reliquie e, se sono esposte su qualche altare, ricevono solo indifferenza o poco meno. Oggi nel Cattolicesimo si arriva a dire che “le reliquie non hanno valore per loro stesse ma per la devozione che i fedeli attribuiscono loro”, come mi è stato personalmente attestato. Insomma: non hanno un valore oggettivo ma è il soggetto che attribuisce loro un valore (3). Domani, se il soggetto non attribuirà più tale valore, non significheranno più nulla!

Per la tradizione ortodossa non è affatto così. Le reliquie dei santi, prima di avere un valore storico e devozionale, hanno un valore teologico: sono una dimostrazione della Verità cristiana. La teologia ortodossa, infatti, non è una speculazione filosofica sulle affermazioni della Rivelazione, è il riscontro nella realtà della verità della Rivelazione (ortodossia e ortoprassi sono unite!). In questo senso, esiste un rapporto diretto tra spirito e materia: uno spirito trasfigurato dalla Grazia influisce sulla materialità del mondo; un uomo santificato avrà un corpo differente da quello di un qualsiasi altro uomo, nonostante sia ancora soggetto alla malattia e alla morte. Questo perché la Grazia divina, assimilata nei Sacramenti, è increata, ossia ha caratteristiche divine, affermazione che la filosofia cattolico-tomista non può accettare (4). Più che alla filosofia, la teologia ortodossa è molto simile alla chimica che non può mai prescindere dalla verifica in laboratorio. Con questi presupposti in mente, è chiaro che le reliquie di un santo devono avere certe caratteristiche, prima fra tutte l'incorruttibilità.
Al contrario, il presunto cranio di sant'Elena è stato trovato in “pessime condizioni”. Questo stesso cranio, l'unica cosa presente nelle presunte reliquie, è stato esposto alla devozione dei fedeli in Grecia, un cranio che che gli esperti hanno pensato appartenere ad un uomo almeno al 75% delle probabilità.
Ora dovrebbe essere chiaro che gli organizzatori di tale pellegrinaggio non solo hanno molto probabilmente ingannato i fedeli (il che sarebbe già grave, al di là della buona o cattiva intenzione) ma hanno infranto un principio teologico, come se un chimico avesse spacciato per acqua del petrolio dinnanzi all'indifferenza o all'acconsentimento di tutti. E qui andiamo al fondo del problema: i chierici dell'epoca attuale (cattolici o ortodossi, da questo punto di vista, sono oramai assai simili) hanno un senso teologico profondo, oppure in nome di probabili vantaggi immediati, sono disposti a scambiare il vero con il falso?

Il mondo cattolico, come ho detto, è più scusabile poiché vive in uno stato di drammatica confusione al punto che oggi, nella pratica, è indifferente a qualsiasi cosa ricordi loro la differenza tradizionale tra vero-falso, ortodossia-eresia. Ma il mondo ortodosso?


L'affaire delle presunte reliquie di sant'Elena apre, dunque, una voragine che tocca direttamente la formazione spirituale e teologica di un clero che, sempre più plasmato dall'attuale indifferentismo (=tutto alla fine è identico), dallo spettacolarismo (=per essere bisogna apparire) e dal materialismo (=ciò che conta è godersi la vita), dimostra un imbarazzante vuoto che fa piangere e fuggire i fedeli consapevoli. E tutti gli altri fedeli, come possono essere meglio se il clero in buona parte ha questo livello?

Lungi da me farmi giudice per il piacere di giudicare! Tutto questo è fin troppo visibile agli occhi di tutti ma sembra che nessuno, fino ad ora, abbia avuto il coraggio di dirlo, per quanto molti lo pensino. Spero dunque che mi si applichi quanto dice un noto proverbio italiano: "Ambasciatore non porta pena", poiché la vicenda, infatti, grida da sola!

_________


NOTE

1) Vedi C. Corrain - M. A. Capitanio, "Ricognizioni di alcune reliquie, attribuite a santi orientali, conservate a Venezia", in Quaderni di scienze antropologiche 21 (1995), pp. 43-45. 

2) Un altro caso molto dubbio sono le pseudo-reliquie di santa Barbara che furono anch'esse portate da Venezia in Grecia per essere venerate dal 10 al 24 maggio 2015 (vedi qui). Queste reliquie hanno un cranio di donna molto matura (mentre nella storiografia sappiamo che santa Barbara è morta giovane) mescolate ad ossa di varie persone. E' sempre lo studio di Corrain e Capitanio che ce lo dice.
In quell'occasione, però, la cosa passò per buona perché nessuno si oppose. Ecco perché gli organizzatori greci hanno nuovamente ripresentato un fatto analogo con le presunte reliquie di sant'Elena.

3) Se è il soggetto a dare loro un valore è ovvio che pure delle reliquie false possono essere vere, come, si potrebbe sospettare, pensino nel Patriarcato di Venezia! Comunque, se in teoria il Cattolicesimo venera le reliquie, nella pratica le considera il retaggio di un mondo oramai passato. Eccezioni a parte, ovviamente.

4) È vero che oggi il Cattolicesimo ha abbandonato di fatto la teologia tomista, ma è altrettanto vero che non ha un concetto "forte" di Grazia sacramentale, come nel mondo ortodosso. Non è affatto chiaro, infatti, che la grazia influisce pure nel mondo materiale, non solo nello spirito, essendo Cristo venuto per sconfiggere ogni debolezza e malattia, anche nella carne, fino al punto da far risorgere il proprio corpo umano. Non è un caso, allora, che la festa della Resurrezione sia, in Occidente, una festa quasi in tono minore, rispetto al Natale. 

http://traditioliturgica.blogspot.it/

martedì 20 giugno 2017

“spirito” santo?

don Elia. Noi non vogliamo il loro “spirito”

 

Lo spirito ammuffito e stantio degli anni Settanta è risorto, portando con sé altri sette demòni […]. Il fatto che quello spirito estraneo alla chiesa, trascinando coorti sempre più estese di una compiacente parte di cattolici all’interno della sua rete, è l’aspetto più inquietante e veramente scioccante per molti di noi, fedeli cattolici laici. Osservo un gran numero di teologi e non riesco a riscontrare in loro – ve lo giuro – la benché minima presenza del sensus fidelium: e questi sarebbero custodi della Chiesa? Chi rischierebbe la propria anima immortale affidandosi al loro giudizio morale nella confessione? (Anna Silvas, docente alla University of New England, Australia – Roma, 22 aprile 2017).
Benedetti i laici (incluse le laiche, ovviamente) che hanno una fede viva per vedere chiaro nella situazione attuale e il coraggio evangelico di denunciarla senza mezzi termini. Essi sono esenti dalla manipolazione mentale perpetrata nelle facoltà teologiche e liberi dai contorsionismi clericali di chi cerca di salvare capra e cavoli. Perciò guardano la realtà così com’è e dicono senza complessi ciò che osservano. Questo sano senso del reale, che dovrebbe essere normale per ogni cattolico, oggi è merce rarissima, specie fra i chierici, i quali sono stati “formati” a considerare tutto attraverso il prisma dell’ideologia inculcata in seminari e conventi: una cosa non è semplicemente quello che è, ma quel che “deve” essere per poter stare in un quadro precostituito; ciò che non rientra nel quadro va ignorato, rimosso o riformulato. Alla nuova “visione”, poi, bisogna esser pronti a sacrificare qualunque valore: la verità, la giustizia, la ragionevolezza… e le persone stesse.

Lo spirito ammuffito e stantio degli anni Settanta, una volta cacciato è ritornato in forze – per applicare l’insegnamento del Signore sul piano collettivo (cf. Mt 12, 43-45) – e si è reinsediato. È esattamente questa l’impressione che abbiamo oggi: discorsi e atteggiamenti ecclesiali correnti all’epoca della mia infanzia e adolescenza, che sembravano definitivamente morti e sepolti, sono di colpo risuscitati… come degli zombie. Il fetore della salma riesumata, tuttavia, è avvertito soltanto da chi ha conservato l’uso naturale dei sensi, parlando per metafora. Chi, per la ragione sopra accennata, a dispetto dell’evidenza si è abituato a considerarlo un profumo, non se ne fa un problema; chi invece è dominato da un compiacente e interessato conformismo ecclesiastico fa finta di non sentirlo. Chi poi, in realtà, ha sempre continuato a puzzare di cadavere, ma in passato ha coperto il suo tanfo onde non essere scoperto, ora lo lascia esalare senza ritegno, …

Per spiegare uno sviluppo del genere bisogna riconoscere il ruolo giocato da forze preternaturali, quelle turbe di demòni che Leone XIII vide abbattersi sulla basilica di San Pietro. È ovvio che il diavolo non possa nulla senza la permissione divina e, qualora operi nell’ambito della coscienza, senza il consenso umano; ciò ci assicura che l’odierno disastro rientra nel piano di salvezza e che, se da qualche parte il fumo di Satana è penetrato nel tempio di Dio, è perché qualcuno gli ha aperto un varco. Il cadavere del modernismo, risuscitato come neomodernismo, non sarebbe stato accolto nella Chiesa, se non lo si avesse trionfalmente rivestito di sacri ornamenti e non lo si avesse consacrato e imposto a tutti i livelli. Ora questo, di fatto, è avvenuto. Ciò che ha reso possibile l’infatuazione generale – a parte i fenomeni contingenti legati a una certa involuzione ecclesiale, nella prima metà del secolo scorso – è una riedizione della gnosi che a poco a poco ha impregnato il clero e la società.

Gioacchino da Fiore, Liber figurarum
Sul piano filosofico si tratta dell’idealismo tedesco, che ha dapprima infettato la teologia protestante e poi, grazie all’ecumenismo, anche quella cattolica. Nell’ambito di quest’ultima nemmeno teologi fedeli possono fare a meno – non fosse che per confutarle – di trattare le tesi del protestantesimo liberale, come se fossero un punto di riferimento obbligato. Il risultato è che la maggior parte degli studenti, generalmente dotati di scarsa cultura generale e di ancor più debole dottrina, ingoiano tutto senza sufficiente discernimento e senso critico. Sul piano teologico l’impostazione idealistica si sposa con una visione spiritualistica che ha radici antiche. La teoria eterodossa delle “tre età” della storia salvifica la divideva in un’età del Padre fondata sul rigore della giustizia, un’età del Figlio caratterizzata dalla grazia e un’età dello Spirito contraddistinta dalla sua universale immanenza. La prima età corrisponderebbe all’Antico Testamento, con un’evidente svalutazione e la conseguente rimozione di tutto ciò che rappresenta; la seconda abbraccerebbe l’epoca della Chiesa concepita come istituzione definita, con l’inevitabile relativizzazione di dottrina, liturgia e morale; la terza avrebbe finalmente portato la pienezza di ciò che le due fasi precedenti avrebbero soltanto preparato.

In soldoni, il compimento supremo della storia, rappresentato dall’età finale e definitiva, comporta l’annullamento di dogmi, riti, leggi e precetti, che separerebbero i cristiani dagli altri uomini e creerebbero degli steccati tra le religioni. La misericordia, che nell’età del Figlio era condizionata dall’adesione a un evento storico e a un insegnamento dogmatico, è ora offerta indistintamente a tutti, perché la verità ultima di Dio, in quel processo di automanifestazione e autorealizzazione dello “spirito” che è la storia umana, si è ormai pienamente sviluppata ed è accessibile a chiunque, a prescindere dalle sue credenze, dalla sua cultura e dal suo stato morale. Ognuno può essere ammesso in questa nuova realtà continuando a credere ciò che vuole e a fare quel che gli pare, dato che tutto questo è semplicemente irrilevante: è sufficiente aderire alla nuova gnosi. Chi non lo fa, viceversa, è ipso facto condannato come nemico del genere umano. È in vista di questo obiettivo che si muovono quei “teologi” che rivendicano una rivalutazione della pneumatologia a spese della cristologia: il punto di riferimento inevitabile costituito dall’Incarnazione e dal Corpo mistico di Cristo deve essere aggirato in modo tale da poter rintracciare una presenza dello Spirito Santo anche al di fuori di Lui e della Chiesa.

È innegabile che lo Spirito Santo possa agire in ogni uomo dalla coscienza retta, ma lo fa sempre in vista dell’adesione a Cristo e dell’ingresso nella Chiesa. Non si può certo ipotizzare la minima divisione nella Trinità santissima, malgrado certi blasfemi farneticamenti di oggi. Chi parla così proietta evidentemente in Dio la propria esperienza personale, ma soprattutto tradisce una gravissima ignoranza delle verità fondamentali della fede: l’unità di natura comporta il fatto che le Persone divine, nel loro agire, compiono insieme un’unica e medesima operazione per un unico e medesimo fine. Ma per molti teologi questa affermazione, a quanto pare, è un relitto di un’epoca superata in cui ancora, su Dio, si poteva pensare e credere qualcosa di preciso o almeno ragionevole. Dobbiamo dedurne che quei signori sono oltre la fede e la ragione, pur rivendicando un’autorità sulla fede e sulla ragione altrui.

Un lettore che, avendo osato proporre ai suoi preti tematiche cattoliche, si è visto immediatamente «censurato, zittito e richiesto di “affidarsi” (fideisticamente) al loro discernimento» ha tratto questa amara conclusione, che riconduce la gnosi attuale al suo “capostipite”: «Ringraziamo Lutero per aver separato fede e ragione; così ora ciascuno può pretendere obbedienza incondizionata a se stesso e bollare ogni contenuto di fede e di morale come oggettivistico…». Egli indica però anche l’antidoto contro l’assoggettamento agli arbitrii e alle assurdità clericali: «Continuiamo a invocare Maria, la santissima Madre della Chiesa e Regina degli Apostoli, affinché infiammi i nostri cuori del (vero) Spirito Santo». Così potremo evitare i rischi della pericolosa ebbrezza indicata da un’altra lettrice: «L’ubriacatura da “Spirito”, di questi tempi, pare generalizzata, a parte delle “sacche di resistenza” rimaste lucide perché astemie, grazie a Dio. Pare esista solo lo “Spirito”, che soffia e stupisce per l’originalità dei lidi di approdo! Poverini: ebbri come sono, non si rendono conto che lo Spirito Santo non illumini né soffi con la novità dei contenuti, ma con la robustezza della Parola fondata su Gesù Cristo, il Signore, che è lo stesso ieri, oggi e sempre. La santa Vergine Maria, Madre di Dio e della Chiesa, ci insegni a vivere come Lei, in ascolto dello Spirito che sempre soffia in noi parole eterne, senza tempo, e ci apra i tesori del Cuore trafitto del Suo amatissimo Figlio Gesù, perché possiamo trarne tutti i benefici e le grazie necessarie alla nostra salvezza e alla conversione del mondo intero».

lunedì 19 giugno 2017

Europa O Eurabia

Orbán accusa il governo italiano: “Vogliono trasformare l'Europa in Eurabia”

 
Mentre si continua ossessivamente a favorire l'invasione ci vuole un laico per dire la verità: il premier ungherese Viktor Orbán accusa i governi di Italia e altri paesi Ue di voler creare creare una “Eurabia” nel Vecchio Continente, unendo “i resti” della cultura cristiana con quella musulmana:
“I paesi che si stanno rendendo responsabili della realizzazione di questa Eurabia” dovranno accettare il fatto che gli ungheresi non vogliono far parte di un tale “esperimento”. Orbán lo ha affermato parlando in diretta alla radio pubblica Kossuth. Secondo il premier magiaro, in alcuni Paesi dell’Ue è in corso “un esperimento per cancellare tradizioni millenarie combinandole con un’altra cultura, un’altra religione e un’altra visione” e, naturalmente, farebbe parte di questo piano favorire l’invasione di immigrati dentro la Comunità europea.

“Se tedeschi, francesi e italiani vogliono sottoporsi a questo esperimento, non possiamo vietarglielo, ma per favore non costringeteci” ad accettarlo, ha aggiunto il primo ministro, per il quale l’immigrazione di massa minaccia la cultura europea ed è per questo diritto del governo ungherese difendere la propria gente e perseguire una politica molto restrittiva su immigrati e diritto di asilo, opponendosi alle quote obbligatorie imposte da Bruxelles e respingendo il disegno criminale di sostituzione etnica imposta dai burocrati europei che obbediscono agli ordini del miliardario americano George Soros. La Commissione europea ha annunciato l’apertura di una procedura di infrazione contro l’Ungheria, la Repubblica Ceca e la Polonia, che osano difendersi dall’invasione.

Orbán ha dichiarato che l’Europa “può fare pressione su un governo, ma non modificare la volontà del popolo”, riferendosi al referendum proposto agli ungheresi con lo slogan “Stop a Bruxelles” nel quale, tra le altre cose, agli elettori è stato chiesto se volessero accettare l’imposizione di immigrati da parte dell’Ue. La stragrande maggioranza dei cittadini magiari ha risposto di non volerla accettare. Secondo Orbán, gli elettori “hanno detto chiaramente che vogliono vivere sicuri, senza clandestini. Nel 2015, nel pieno dell’ondata, l’Ungheria ha eretto recinzioni di filo spinato lungo i suoi confini con la Serbia e la Croazia per fermare il flusso di immigrati che arrivano in Europa attraverso la rotta balcanica, rinforzando la barriera nei primi mesi di quest’anno.

sabato 17 giugno 2017

Laudate Dominum


Laudate Dominum omnes gentes
Laudate eum, omnes populi
Quoniam confirmata est
Super nos misericordia eius,
Et veritas Domini manet in aeternum.

Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto.
Sicut erat in principio, et nunc, et semper.
Et in saecula saeculorum.
Amen.



venerdì 16 giugno 2017

insultati, benediciamo

Non c’è una “nuova Chiesa”, non ci sono neanche “nuovi costumi” o nuovi peccati.


Volentieri condividiamo il comunicato che segue di uno dei cinque Comitati - quello di Pavia - che, in meno di un mese, si sono costituiti, sulla scia di Reggio Emilia, come vere e proprie Comunità di riparazione.

 
Comunicato Ufficiale n. 4
del Comitato “Beata Veronica da Binasco” – 12 Giugno 2017



“È il tempo del raccoglimento, del poco chiasso e della preghiera incessante. Questo è l’aspetto più militante che i cattolici possono perseguire”. Con queste parole un giovane portavoce della processione di Riparazione al “REPride” di Reggio Emilia conclude la sua riflessione sull’evento. Non possiamo che sottoscriverla anche in relazione a quanto si è svolto a Pavia:
  1. Agli insulti, gratuiti e ingiustificati, rispondiamo con le parole di S. Paolo: “insultati, benediciamo”.
  2. Ringraziamo i partecipanti. Senza denaro, senza mezzi straordinari, senza patrocini di istituzioni, in cinque giorni si è dato vita a un evento significativo sul piano, non solo soprannaturale, ma anche sociale. Infatti, anche la stampa nazionale ha preso atto che i cattolici, incuranti del politicamente corretto, non si lasciano zittire. Essi chiamano grazia ciò che è grazia; peccato ciò che è peccato; disordine ciò che è disordine. Sottolineiamo tuttavia un disagio: abbiamo cortesemente risposto alle domande dei giornalisti per dare una lettura corretta dei promotori dell’evento, e non perché le nostre parole o immagini fossero direttamente mescolate a immagini del PaviaPride.
  3. Un plauso alle dichiarazioni sagge ed equilibrate di S.E. Mons. Corrado Sanguineti, Vescovo di Pavia, che corrispondono esattamente a quanto ha detto a noi. Lungi dal vietare il Duomo ai fedeli – come si è falsamente scritto – quasi fosse una pubblica sala e non il centro della devozione e della Fede comune dei cattolici pavesi, ne ha ribadito il diritto alla preghiera e il “no” della Chiesa cattolica a ideologie che sono contro l’uomo creato ad immagine e somiglianza di Dio.
  4. E’ l’amore per le anime a spingerci: “Caritas Christi urget nos”. Non c’è una “nuova Chiesa”, non ci sono (ci spiace deludere alcuni) neanche “nuovi costumi” o nuovi peccati. Nella Roma che sparse il sangue dei martiri, Papi compresi, Nerone imponeva il suo “diritto positivo” e assoluto, non solo crocifiggendo i cristiani, ma anche “celebrando” almeno un paio di propri “matrimoni” con altrettanti maschi. Gli Apostoli, tuttavia, testimoniarono Cristo senza paura e con amore, ottenendo la conversione di molti. Perché, ci ricordano gli Atti degli Apostoli, bisogna obbedire prima a Dio che agli uomini.
Il Comitato “Beata Veronica da Binasco”